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PERCORSO 1

Il territorio e l’abitare

È il nome dato alla residenza seicentesca donata dal Duca Carlo Emanuele I alla moglie di origine spagnola (l’edificio fu demolito nel XIX secolo). Il nome deriva dai giardini e dalle fioriture in cui era immersa ed è conservato nell’attuale denominazione di Mirafiori.

Luoghi storici e punti d’interesse

Sezioni dell’abitare

“Facevamo delle lunghe passeggiate lungo il fiume la domenica: ci affacciavamo dalla terrazza che una volta era parte del castello”.

Il palazzo sulla riva del Sangone viene chiamato Miraflores (in onore delle origini spagnole della principessa) per la bellezza dei suoi giardini.

Il mausoleo dedicato alla Bella Rosina, copia del Pantheon romano, fu realizzato dai figli nel 1888 per ospitarne le spoglie.

“Mio padre ed io, la domenica, facevamo sempre delle passeggiate intorno al quartiere, fino a raggiungere il mausoleo della Bella Rosina”

Nicola e suo padre Giovanni

FONTE: Catasto urbano (GIS), Comune di Torino, 2008

La dove la città finisce c’è un muro che circonda 3 milioni di metri quadri di terreno. Era il confine della città la chiamavano Mirafiori, guarda i fiori, una pianura dove a partire dal 1936 il cemento iniziò a prevalere sul verde. Intorno a quelle mura sorse la più grande Fabbrica d’Europa attraversata quotidianamente da 60 mila persone.

I palazzi (17000 alloggi) vennero tirati su a partire dal 1963 dando casa ad oltre 40 mila persone. Sono stati anni intensi di una popolazione giovane e piena di vita, ma anche di lotte e sconfitte. Con la Fabbrica che segnava non solo la città, ma era l’epicentro di tutte le battaglie politiche del Paese.

A Mirafiori non sono i giocatori, né il pubblico e nemmeno l’arbitro che decidono quando deve finire la partita: solo il sole determina la fine del gioco.

I Palazzi Rossi.

Epicentro industriale del 900, la Fabbrica definì la città stessa trasformandola in company town. Mirafiori esisteva in funzione della Fabbrica e con il suo svuotamento produttivo ha dovuto sopravvivere ad una separazione forzata che oltre al lavoro ne ha fatto perdere l’identità.

Politecnico di Torino, l’università dentro la Fabbrica.

Politecnico di Torino, aula studio nell’ex area Fiat.

«Gli spazi industriali della fabbrica erano connotati da chilometri di muri grigi, abbiamo voluto abbattere questo confine che oggi non ha più senso»

Francesco Terrranova, Torino Nuova Economia SpA, Società che si occupa della riqualifciazione delle ex aree industriali di Mirafiori che FCA ha dismesso.

Il quartiere non è solo FCA, ha in essere le aziende più innovative della città, si muove verso le attività green, ha un presidio di Slow Food, attrae studenti del Politecnico e fondi europei.

TNE Spa – Torino Nuova Economia

Finalizzata al mantenimento nell’area di Mirafiori di un polo di attività produttive

Principali partners: Regione Piemonte, Comune di Torino, Fiat Chrysler Automobiles S.p.A
Anno di insediamento a Mirafiori: 2005
Anno di resa massima: 2008-2011
Numero lavoratori 2018: 5 dipendenti dell’Ufficio Tecnico (più professionisti esterni)
Anno numero massimo di lavoratori: 2010-15

Fonte: Elaborazione rapporto Rota su dati ISTAT, 2011 e su dati Agenzia del territorio, 2016 / Osservatorio sistema insediativo residenziale Città Metropolitana su dati ATC, 2017.

Dormire 2.0: cellulare al posto dell’orsacchiotto.

Dormire 1.0 – fotografia partecipativa degli abitanti.

Accadeva a Torino

XVII sec

Viene avviata la costruzione della Reggia di Mirafioes residenza di campagna della corte sabauda per feste e ricevimenti.

1859

Rosa Vercellana, detta la Bella Rosina, amante e poi morganatica del Re Vittorio Emanuele II, viene nominata contessa di Mirafiori e Fontanafredda e si prodiga per il benessere della borgata.

1861

Vittorio Emanuele II viene proclamato primo Re d’Italia e Torino capitale del regno unificato.

1899

Nasce la FIAT (Fabbrica Italiani Automobili Torino), che avvia le prime produzioni nello stabilimento di corso Dante, viene inaugurato l’ippodromo di Mirafiori, ritrovo della nobiltà torinese e sede di competizioni internazionali,

“Quando mio padre arrivò nel borgo mi raccontava che era pieno di botteghe. Gli edifici erano circondati dal verde e ricordavano le masserie della Puglia”

Nicola, figlio del carrozziere

Borgo agricolo di origine seicentesca. Unico a Torino nel suo genere. Nasce come funzione di supporto al castello di Miraflores (XVI sec) che diede il nome al quartiere

“Dissi a mio marito che era arrivato il momento di comprare un frigorifero. Il carosello in televisione mi riempiva di invidia la domenica”

Luisa, moglie di Nicola

Tra gli anni 1970-80, in pieno boom edilizio, la borgata viene invasa e accerchiata dall’edilizia moderna. Garage, posti auto, attività industriali, grandi palazzi nascondono i caratteri originari.

“Avevo 23 anni e già lavoravo da molto tempo. Nel gennaio 1984 riuscìi a trovare un posto fisso. Divenni operaio in FIAt. L’anno seguente riuscii così a comprare la televisione a colori per la gioia di mia madre” 

Roberto, figlio di Luisa e Nicola

Negli anni ’80 la borgata diventa marginale ed abitata da una popolazione a basso reddito.

“Nel 1994 il Brasile vinceva i campionati del Mondo, gli ultimi visti con mio padre. L’anno seguente dovemmo andare via dalla casa nella borgata e andammo in un alloggio più moderno e funzionale. Tutta la vecchia cascina fu acquistata da un architetto torinese che vi realizzò diversi appartamenti con giardino”

Leonardo, architetto di Torino

Gentrificazione in corso. Dal 1990 una nuova popolazione avvia la riqualificazione di porzioni della borgata e contingentemente la sostituzione graduale della popolazione operaia con la classe media.

Accadeva a Torino

1989

Viene aperto a Mirafiori l’ippodromo cittadino, luogo fi svago della borghesia torinese e sede di gare internazionali fino al 1960.

1911

Nasce il campo volo Gino Lisa, primo aeroporto di Torino, operativo fino al 1953.

1939

Viene inaugurato il nuovo stabilimento Fiat a Mirafiori, che arriverà ad impiegare fino a settantamila dipendenti.

1942

Viene approvata la Legge Urbanistica Nazionale 1150/42 tutt’oggi alla base della pianificazione urbana.

Case basse e palme tra i palazzi, scenari di una periferia inedita.

Sezioni dell’abitare

“Eravamo partiti da Pontecchio e lasciavamo la miseria dei campi. Il viaggio era stato lungo, ma eravamo ricchi di speranza per quello che avremmo trovato.”

Rinaldo, contadino emigrante

I contadini inurbati da Piemonte e Veneto trovano casa nella aree agricole fuori dalla città.

“Andammo ad abitare in una piccola casa, Rosetta ed io, con un giardinetto che ricordava tanto la nostra casa al paese. Aveva una vista magnifica sulle montagne.”

Teres, moglie di Rinaldo

Sorgono case uni e bi familiari nel quartiere detto “Cime bianche” per la vista sulle montagne di cui si gode.

Case basse, la cura del dettaglio negli spazi della standardizzazione abitativa.

“La casa della mia famiglia era lontana dal centro. Per raggiungere la Facoltà di Architettura, al castello del Valentino, dovevo prendere due tram.”

Luca, giovane studente di architettura

Città Giardino: complesso residenziale realizzato a Mirafiori negli anni ’20 ispirato alle Garden City” britanniche. Case con orto lontane dal caos e dalle fabbriche del centro città.

Ci sono progetti con i giovani, sul verde, con gli anziani, collaborazioni internazionali, centinaia di momenti di socializzazione, spazi per feste, riunioni per persone in difficoltà e una locanda popolare.

“Il leone in ferro battuto troneggiava come una sfinge all’ingresso del villino. Ogni volta che passeggiavo davanti a quella casa avevo il timore che quella fiera prima o poi si sarebbe svegliata”

Rinaldo in bicicletta

Villini di matrice Art Decò con decorazione ed elementi in ferro battuto.

“Tutt’intorno hanno costruito, nel tempo, molti palazzi alti. Mio nonno mi raccontava che quando comprò la casa la scelse perché da questa casa ogni mattina vedeva benissimo il profilo delle montagne che gli ricordavano il Massiccio del Grappa”

Carlo, nipote di Rinaldo

Le case basse del quartiere Cime Bianche oggi sono circondati da alti palazzi e fabbriche.

Spiagge urbane – fotografia partecipativa degli abitanti, selezionata nel contest.

Accadeva a Torino

1939-65

L’amministratore delegato della Fiat Vittorio Valletta avvia una politica di assistenza ai dipendenti, per garantire la pace sociale e costruire l’immagine dell’azienda come una “grande famiglia”.

1945

La Fiat crea la MALF (Mutua Aziendale Lavoratori Fiat), che fornisce assistenza medica, sussidi, asili e colonie estive, per dipendenti e familiari.

1954-61

La Fiat avvia un proprio piano di costruzione di case per i dipendenti.

1956

Viene raddoppiata la superficie dello stabilimento di Mirafiori, con l’espansione verso Sud.

Area di sosta informale.

Sezioni dell’abitare

“Poco prima di Natale potei dare la bella notizia a Concetta: grazie al mio nuovo contratto di lavoro eravamo stati selezionati per accedere al piano case per gli operai FIAT.”

Carmine, padre di famiglia e operaio

Piano di costruzione di case per i dipendenti. 2.500 in città, oltre 600 solo a Mirafiori.

“Carine ed io avremmo vissuto per la prima volta in una casa vera da quando ci eravamo trasferiti a Torino”

Concetta, madre e casalinga

La FIAT dava tanto a tutta la famiglia: la mutua, i sussidi, l’asilo e la casa, il cui accesso era legato a condizioni familiari e anzianità aziendale, oltre alla condotta sul lavoro e al mantenimento del contratto.

“Quando raccontai a mia sorella che grazie alla lavatrice ci mettevo un paio d’ore a fare il bucato non mi voleva credere.”

Le case erano di 4 o 5 vani di metrature diverse, da 65 a 85 mq e dotate di tutti i comfort: elettrodomestici, riscaldamento, cucina moderna e impianti.

La scuola entra a far parte del vuoto urbano.

“Durante l’estate ogni pomeriggio tutti noi bambini scendevamo in strada per giocare fino all’ora di cena”

Maria, adolescente residente

Gli alloggi venivano costruiti immersi nella campagna, disponevano di ampie aree verdi, i parcheggi, la parrocchia,, il parco giochi per i bambini e la lavanderia.

Insieme, anche i giochi che diventano giostre.

Il quartiere dell’automobile.

Il movimento collettivo dei circoli, dei dibattiti, dei partiti, dei sindacati, dei “fiduciari di scala” e dei cortili, si è sempre più frammentato fino a diventare unità singolare: un monachesimo non scelto, ma costituito di lontananza più che di ricerca.

“Il contratto di affitto della casa era rinnovato annualmente. Dopo vent’anni però la FIAT permise a mio padre di acquistare l’alloggio. Nessuno di noi figli si è però fermato a vivere a Mirafiori.”

Nicola, figlio oggi adulto

Inizialmente la locazione era annuale, oggi gli alloggi sono stati tutti riscattati dai proprietari.

Accadeva a Torino

1949-63

Piano Nazionale una-Casa per la costruzione di case per i lavoratori, con cui furono realizzati 355.000 alloggi in tutta Italia.

1965-68

Costruzione del complesso “Ina-Casa Mirafiori Sud”, nell’ambito del “Piano Nazionale Iva-Casa per la costruzione di case per i lavoratori”.

1965-66

Costruzione del complesso edilizio di via Artom, da parte del Comune, per rispondere ai gravi fenomeni di disagio abitativo presenti in città.

1971

La popolazione di Torino raggiunge il suo massimo storico:1.200.000 abitanti, con una crescita di oltre il 60% rispetto a venti anni prima.

A Mirafiori le piante germogliano ovunque.

EDILIZIA ECONOMICA POPOLARE, 2017

A Mirafiori Sud I complessi di edilizia pubblica, numerosi e spesso di grandi dimensioni, rappresentano una cospicua parte del patrimonio edilizio come in via Artom, strada delle Cacce, via Roveda.

Piero Cassinis, pensionato oppure felicemente nonno.

Celle o alveari?

Sezioni dell’abitare

“Il contratto di affitto della casa era rinnovato annualmente. Dopo vent’anni però la FIAT permise a mio padre di acquistare l’alloggio. Nessuno di noi figli si è però fermato a vivere a Mirafiori.”

Nicola, figlio oggi adulto

I sistemi costruttivi a prefabbricazione pesante sono stati ampiamente utilizzati negli anni 60 e 70 per la rapidità di costruzione e l’economicità.

“Da noi al paese non si costruiva così, si usava il legno o i mattoni. Mai avevo visto arrivare in cantiere dei muri già fatti, con tanto di finestre”

Mario, operaio metalmeccanico

Gli edifici erano costruiti con pannelli che venivano montati insieme direttamente in cantiere, contenevano già gli impianti e le aperture.

“Quando nacque mia sorella Angela, Papà voleva ingrandire la nostra camera, ma ci vietarono di fare i lavori per motivi strutturali.”

Michele, residente del quartiere

Gli edifici prefabbricati avevano una elevata dispersione termica e pochissima flessibilità degli spazi nelle modifiche interne.

“Ci organizzavamo tra abitanti in diversi comitati di quartiere molto partecipati, per chiedere al Comune che venissero realizzati i servizi necessari alla vita quotidiana.”

I nuovi quartieri nascevano in mezzo alla campagna, senza strade, illuminazione e servizi di base.

Casa nel Parco, il primo tetto verde su un edificio pubblico a Torino.

“Anche mio cugino abitava nelle case popolari, ma in via Roveda ed il suo palazzo era simile al mio. Solo che da lui non buttavano l’immondizia dai balconi e non bruciavano le auto in cortile!”

Gli alloggi una-Casa erano rivolti a famiglie a basso reddito. Quelli di via Artom a famiglie in grave disagio sociale e abitativo.

Murales, per arrivare in città devi imparare a volare.

“Quando mi assegnavano la casa popolare mancavano ancora le finestre, ma io mi ci trasferii con un materasso per evitare che qualcuno la occupasse abusivamente.”

Gli alloggi una-Casa erano rivolti a famiglie a basso reddito. Quelli di via Artom a famiglie in grave disagio sociale e abitativo.

Il servizio per gli ospiti.

Accadeva a Torino

1975

Diego Novelli diventa sindaco di Torino e avvia un programma di interventi per il risanamento dei quarteri periferici.

1980

Esce il film “La ragazza di via Millelire”, girato a Mirafiori, che denuncia il degrado sociale delle periferie urbane.

1980

Marcia dei quarantamila. I quadri e gli impiegati Fiat sfilano a Torino per protestare contro l’occupazione degli stabilimenti.

Sezioni dell’abitare

“Si trattava di fornire una casa di qualità a una popolazione che aveva maggiori disponibilità economiche.”

Massimiliano, architetto

Gli edifici costruiti negli anni del boom economico sono destinati al crescente ceto medio e costituiscono la maggior parte del patrimonio edilizio torinese.

“Il mio alimentari ha funzionato per 20 anni, fino a quando i supermercati non mi hanno fatto concorrenza spietata.”

Franco, commerciante

A Mirafiori ne è esempio l’edificio residenziale di strada del Drosso, caratterizzato dal piano terra commerciale e dai garage sotterranei pertinenziali.

L’architettura con le bombole subacque.

“La cura dei dettagli, la scelta dei colori e dei materiali era il punto di partenza di ogni nostro progetto.”

Architetti Luzi e Jareti

Le facciate in Klinker blu con le colonne bianche sono delle scelte compositore che caratterizzano l’immagine degli edifici.

L’area commerciale prevista al centro del complesso residenziale è stata convertita in alloggi di bassa qualità.

“Il bifocale che avevamo acquistato con mio marito era minuscolo, potevamo invitare a cena solo due amici alla volta, ma d’estate stare in balcone a giocare a carte era una bellezza!”

Angela, residente

Le tre tipologie di appartamenti mono-bi-trilocali dispongono ognuna di un balcone e del box interrato.

In ricordo del pastore Santo

Aveva solo il ricordo di un prato alla periferia di Torino, dove quando era arrivato nel 1967 si era accampato con altri cumpaesani, e scoprì con sorpresa che il prato era rimasto. Allora mise su una capanna, si comprò un po’ di pecore e divenne il primo pastore urbano d’Italia. La zona era isolata e pericolosa, ma lui si faceva aiutare dal suo vecchio revolver quando veniva accerchiato dai giovani del branco. Trovò una sua dimensione di rispetto, il carattere duro diventava ancora più severo osservando quella sua carnagione scura solcata da troppe cicatrici, ma lo sguardo si ingentiliva alla presenza dei bambini”.

Fabrizio Floris

FONTE: Elaborazione dati Direzione Edifici Municipali e Verde, 2017 / Geoportale Città di Torino, 2017 / Orti Generali, 2019

Locanda nel Parco, ristorante popolare della casa del quartiere di Mirafiori sud.

Orti Generali dal 2019 innovazione sociale, orticoltura urbana e tecnologia al servizio della comunità

ORTI GENERALI – Associazione Orti Generali aps
Innovazione, Agricoltura urbana, Inclusione sociale

Principali clienti: privati cittadini, scuole, associazioni, imprese, terzo settore, istituzioni
Anno di insediamento a Mirafiori: 2018 (ex Miraorti)
Anno fatturato punta massima: associazione no-profit
Numero lavoratori 2018: 2 (con collaborazioni e volontari a seconda dei progetti)

PERCORSO 2

LE PERSONE E IL LAVORO
(E L’IMPRENDITORIALITÀ)