CONTRIBUTI

APPROFONDIMENTI

Verso una nuova sostenibilità urbana: ambiente, cibo e capitale sociale

L’AMBIENTE

 

Mirafiori per una Torino più verde: un modello internazionale per la rigenerazione delle aree industriali

 

15 Aprile 2021 / Luca C. Arbau

La crescita e lo sviluppo delle società urbane ha raggiunto un ritmo frenetico e incessante. L’adattamento alle sempre nuove necessità della contemporaneità, la ricerca di un miglioramento della qualità di vita dei cittadini, e la digitalizzazione degli spazi metropolitani, hanno definito un passaggio epocale verso la città post-industriale. Una città che non produce più merci ma servizi e in cui lo spazio pubblico – espressione dello sviluppo economico, demografico e tecnologico – gioca un ruolo essenziale per la vita comunitaria, essendo allo stesso tempo non-luogo augeiano e spazio in cui le interazioni umane diventano possibili. In questo contesto, i tanti luoghi urbani destinati nel secolo passato alla produzione industriale risultano adesso datati e non rispondenti alle necessità di una società cambiata e cangiante. Le popolazioni urbane chiedono oggi di vivere lo spazio pubblico, di appropriarsi di quei territori che per tanto tempo sono stati privatizzati e sottratti alle comunità che li abitano. Per tale scopo nasce quindi il progetto internazionale proGIreg (il cui nome è l’acronimo inglese per “Infrastrutture Verdi produttive per la rigenerazione urbana post-industriale”), nell’ambito del programma della Commissione Europea “Horizon2020”. Il progetto, iniziato nel 2018, proseguirà fino al 2023 con lo scopo di implementare soluzioni basate sulla natura (“Nature-Based Solutions”) nei distretti post-industriali di una serie di città che hanno deciso di far parte di questa iniziativa. L’obiettivo è non solo quello di migliorare la qualità di vita degli abitanti e ridurre le vulnerabilità urbane al cambiamento climatico, ma allo stesso tempo generare benefici economici per i cittadini e gli imprenditori locali.

Una delle aree sottoposte a questo tipo di rigenerazione è il quartiere Mirafiori Sud di Torino, città che a livello italiano vanta il primato di densità verde per abitante. Il distretto, fortemente caratterizzato per decenni dall’imponente presenza delle industrie Fiat, cerca ora una nuova vita, che gli permetta di splendere per la sua vivacità urbana grazie a diverse iniziative ambientali dal carattere inclusivo.

Tanti sono gli articoli che, dall’inizio del progetto sono stati dedicati alle proposte innovative sviluppate – attraverso diversi attori ed enti locali, prima fra tutti la fondazione Mirafiori – coinvolgendo la popolazione nel processo di adattamento alla nuova realtà urbana. Torino vuole dimostrare che solo integrando le voci degli attori locali si può sviluppare un progetto che dia priorità alle necessità del tessuto economico e sociale.

Ed è proprio questo uno dei fulcri del progetto, che rende il caso di Mirafiori un esempio di spicco a livello europeo ed internazionale. I suoi giardini sociali, gli orti urbani collaborativi nelle scuole, l’educazione alla biodiversità danno a quei progetti un valore aggiunto che ancora risulta difficile trovare nelle tante città che utilizzano il verde come mero ornamento.

Ciò che Torino insegna all’Italia, in primis, e quindi a livello internazionale, è la necessità di ideare una strategia di sviluppo socio-ambientale ed economico a livello di quartiere, integrata alla pianificazione ed implementazione di soluzioni basate sulla natura.

Sottolineato ciò, risulta tuttavia importante aprire lo sguardo verso altre realtà, per apprezzare le innovazioni che si stanno sperimentando in questo settore e determinare ambiti di miglioramento. Ed è questo innanzitutto lo scopo di proGIreg, che mira a facilitare lo scambio di idee e conoscenza tra i partecipanti al progetto. Mirafiori ha quindi a portata di mano preziosi insegnamenti che vengono innanzitutto dalle altre tre città che si trovano in prima fila nel programma: Dortmund (Germania), Ningbo (Cina), Zagabria (Croazia). Nello specifico, risulta di primario interesse il caso di Dortmund, che si inserisce in un processo di rigenerazione, iniziato nel 1989, dell’intera area del “Emscher Landschaftspark”, localizzata nella valle tedesca della Ruhr.

Guardando a Dortmund, Torino ha l’opportunità di esplorare due aspetti fondamentali riguardo l’implementazione di soluzioni basate sulla natura: l’adattamento dei programmi e delle strategie di rigenerazione con una prospettiva di medio e lungo periodo; e le potenzialità di tali interventi nell’ambito metropolitano e regionale, considerando le relazioni che essi potrebbero generare in un contesto di scala vasta.

Vanno osservati, dunque, anche i casi di Ningbo e Zagabria, dove il primo sta mostrando grande innovazione nel valutare gli effetti delle sue iniziative sullo scenario imprenditoriale locale, favorendo le partnership pubblico-private per sostenere la crescita economica di vari portatori d’interessi del luogo. Infine le azioni della capitale croata possono aiutare a studiare le soluzioni basate sulla natura come strumento per rafforzare la resilienza urbana – fatto dimostrato nella risposta al recente terremoto che ha scosso la zona.

Il respiro internazionale della città di Torino, attribuisce al caso di Mirafiori l’onore e l’onere di sperimentare ed essere avanguardista in un campo – quello della rigenerazione urbana tramite soluzioni naturali -, che in Europa desta l’interesse di un numero sempre crescente di governi locali. Risulta opportuno, quindi, non fermarsi all’analisi delle lezioni apprese nell’ambito di proGIreg, ma guardare alle esperienze contemporanee più innovative, in un’ottica di continuo apprendimento e miglioramento. Prima di concludere, si vogliono quindi citare due ulteriori esempi, provenienti da Barcellona (Spagna) e Kartal (Turchia), entrambi membri di ICLEI. 

Poblenou, lo storico quartiere industriale a due passi dal centro di Barcellona, è il protagonista di una serie di interventi di agopuntura urbana avviati nell’ultimo decennio dal comune mediterraneo. Tra essi, vanno menzionati i tetti verdi con integrati sistemi altamente tecnologici di monitoraggio che, contrastando l’effetto ‘isola di calore’, sono riusciti a convertire quegli “eco-mostri” che popolavano la zona in efficienti edifici a bassissimi consumi ed impatto ambientale. La replicabilità di questo schema a livello di quartiere – ed oltre -, rende oggi Poblenou un caso studio di rigenerazione industriale sostenibile con interventi minimi. 

Del tutto diverso l’insegnamento che arriva da Istanbul, dove, nell’area di Kartal, si è finanziato un programma di rigenerazione di una vasta area industriale, con lo scopo di attirare i progetti delle più note archi-star mondiali. E così è stato: il bando, vinto dal gruppo “Zaha Hadid architects”, è risultato in un masterplan altamente suggestivo e dall’alto potenziale gentrificatore, in cui le soluzioni architettoniche e naturali caratterizzano lo spazio pubblico. Proprio per questo motivo, il governo locale ha insistito per perfezionare il progetto con un approccio co-creativo, in cui le comunità di quartiere hanno preso parte alla discussione sulle effettive necessità locali. Il rallentamento del processo di rigenerazione derivante da tale approccio potrebbe significare l’effettiva sostenibilità sociale dell’intervento.

Dunque, traiamo da questi esempi due grandi insegnamenti: le ex zone industriali possono essere convertite in una parte integrante del sistema città, attraverso delle trasformazioni minime e replicabili alla piccola scala; inoltre, il continuo monitoraggio delle soluzioni adottate permette di controllare la sostenibilità del progetto nel lungo periodo.

In conclusione, Torino sta mostrando grandi capacità di innovazione urbana in ambito di rigenerazione della sua più estesa area industriale con soluzioni basate sulla natura, tuttavia deve rimanere aperta al continuo confronto con le realtà internazionali.

Persino gli errori commessi da altri governi locali possono far riflettere sulle criticità di una pianificazione che, oggi più che mai, deve tener conto dei rischi associati alla crescita della popolazione metropolitana, al cambiamento climatico e alle disuguaglianze urbane.

Bibliografia e sitografia
  • Augé M., Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità (2009)
  • Basilici Menini, B., Nel corridoio verde di Mirafiori Sud una strada per le api, La Stampa (28/11/2020)
  • Bertolini, A., Mirafiori si tinge di verde con il progetto proGIreg, EcoGraffi (15/01/2020)
  • Burgers, J. Urban landscapes on public space in the post-industrial city. Journal of Housing and the Built Environment 15, 145–164 (2000). 
  • De Luca, G., Mirafiori: in via Roveda e via Morandi arrivano gli “orti in cassone”, La voce e il tempo (01/03/2020)
  • Di Blasi, E., Cambiamenti climatici: Torino scommette sulle farfalle alleate delle api nell’impollinazione, La Repubblica (15/01/2020)
  • Gorgoń, J., Regeneration of urban and post-industrial areas within the context of adaptation to climate change-the Polish perspective, Urban Development Issues UDI Vol. 53(1) (2017)
  • ICLEI, Co-designing Nature-based Solutions in Living Labs, proGIreg Deliverable D2.5: Final report on co-design workshops in Frontrunner Cities (Dortmund, Turin, and Zagreb) (2020)
  • Insalaco, C., Torino diventerá la cittá delle farfalle, La Stampa (30/10/2019)
  • Joly, A., Nella Mirafiori green tra gli orti urbani dove osano le farfalle, La Stampa (29/09/2020)
  • Kokabas, A., Kartal urban regeneration project: challenges, opportunities and prospects for the future. WIT Transactions on Ecology and the Environment, Vol 129, 571-582 (2010)
  • Kokabas, A., Planned gentrification in Istanbul: The Sulukule Renewal Area 2005-2010, International Journal of Sustainable Development and Planning 6(4):420-446 (2011)
  • Marascio, M., Quindici roseti per quindici scrittrici: così a San Valentino rifiorisce il Mausoleo della Bela Rosin, Torino Oggi (07/02/2021)
  • Molino, D., Delegazione dalla Grecia per studiare la rivoluzione delle aree post-industriali, La Stampa (06/09/2019)
Luca Arbau Junior Officer – Sustainable Resources, Climate and Resilience, ICLEI Europa – Freiburg (luca.arbau@iclei.org). Luca Arbau è architetto e specialista di sostenibilità e sviluppo urbano internazionale. Lavora come Junior Officer presso ICLEI Europa in ambito di resilienza urbana ed adattamento al cambiamento climatico. In precedenza è stato Research e Communication Officer presso l’organizzazione Metropolis (Barcellona). Luca ha lavorato nel centro sperimentale per l’edilizia sociale di Cordoba (Argentina), e nello studio Recetas Urbanas di Siviglia (Spagna). Ha una laurea magistrale in architettura dell’Università di Ferrara – con ricerca tesi a Cordoba (Argentina) – e un master in cooperazione internazionale ed architettura d’emergenza della UIC (Barcellona).

IL CIBO

 

Mettete dei fiori nei vostri cannoli, ovvero costruire comunità del cibo guardando Mirafiori.

 

Egidio Dansero / 30 Maggio 2021

Il rapporto cibo-città sta assumendo da alcuni anni una nuova rilevanza, per quanto il tema dell’approvvigionamento e distribuzione del cibo abbia da sempre accompagnato il divenire delle città, nella trasformazione di forma, funzioni e modi di abitare l’urbano. 

La rinnovata prospettiva è volta alla definizione di un ruolo attivo del livello locale (città e territori diffusi) nella definizione di politiche urbane e locali del cibo, intese come tentativo di regolare il sistema del cibo che “nutre un territorio” per aumentarne la sostenibilità.

Vanno in questa direzione diverse iniziative, anche grazie al Milan Urban Food Policy Pact, varato alla fine di Expo Milano 2015 e firmato da un centinaio di sindaci, tra cui l’allora sindaco Fassino per Torino, che al giugno 2021 vede oltre 211 città firmatarie, tra cui 27 italiane, con la Città di Chieri oltre al capoluogo metropolitano.

Pensare a politiche locali e urbane del cibo significa provare a collegare temi, fasi, dimensioni, componenti del sistema del cibo, cercando di comprendere quali sono le possibilità di intervenire a livello locale, in una prospettiva di governance che vede come potenziali attori una pluralità di soggetti

dalle istituzioni pubbliche (enti territoriali, camere di commercio, atenei e centri di ricerca, aziende sanitarie e laboratori di sanità pubblica e di controllo degli alimenti), alle organizzazioni di categoria (dalla produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti agroalimentari), alla società civile organizzata con movimenti del cibo strutturati, come Slow Food, sino ai gruppi di acquisto o di raccolta e ridistribuzione di eccedenze alimentare.

Si tratta di collegare in una visione sistemica e integrata politiche, progetti, iniziative in ambiti consolidati (es. ristorazione scolastica, orticoltura urbana, recupero e ridistribuzione delle eccedenze alimentari) o nuovi (es. nuove forme di agricoltura urbana, nuovi modi di acquisto e consumo solidale e condiviso, nuove reti agroalimentari basate sulla riscoperta di tradizioni e prodotti locali …) solo per citare alcuni ambiti ed esempi di intervento. Questo richiede una conoscenza e la costruzione di rappresentazioni generali di come funziona il sistema del cibo che nutre un territorio, o meglio, il complesso intreccio di sottosistemi e filiere che fanno sì che il cibo arrivi a disposizione dei consumatori urbani, riducendo allo stesso tempo gli sprechi alimentari nelle diverse fasi e in particolare in quella post-consumo. 

Perché una città, immersa in un territorio più ampio (nel dibattito internazionale ci si riferisce ad un city region food system) dovrebbe occuparsi di politiche del cibo?

Le ragioni sono tante e nelle esperienze guida, come i casi nordamericani e canadesi in particolare di Toronto e Vancouver, seguite dalla stessa New York, le principali motivazioni sono state quelle della lotta all’obesità (prima causa di morte negli USA) e ai cosiddetti “food deserts”, zone della città, generalmente ambiti di segregazione di una popolazione con bassi livelli di reddito e condizioni socio-economiche, in cui l’accesso al cibo è limitato al cosiddetto junk food o a cibo di scarso valore nutritivo e con importanti ripercussioni sulla salute degli individui e della collettività.

Altre città hanno affiancato a queste ragioni, la lotta al cambiamento climatico, il contrasto alla povertà alimentare e l’inclusione sociale, la ricerca di nuove forme di socialità e partecipazione attraverso il cibo, la rivitalizzazione di economie localI.

 

Anche Torino, ben prima della firma del Patto di Milano, ha avviato sia alla scala metropolitana sia a quella comunale numerose iniziative e progetti verso una food policy locale, in un contesto di effervescenza di iniziative dal basso che registrano nuovi protagonismi attorno al sistema del cibo, in parte stimolati da finanziamenti pubblici o di fondazioni filantropiche (come il progetto Fatto per bene della Fondazione Compagnia di San Paolo), in parte espressione di un’azione riflessiva e critica di consumatori, produttori, ristoratori, nella consapevolezza delle molteplici valenze di un’alimentazione sana e sostenibile. 

 

Tra le diverse iniziative attivate (1) (Nutrire Torino Metropolitana, Torino Città del cibo, TOC Torino da coltivare, …) come Università di Torino abbiamo promosso il progetto Atlante del cibo di Torino metropolitana in cui sono stati via via coinvolti altri atenei e centri di ricerca (Politecnico di Torino, Università di Scienze Gastronomiche, Ires Piemonte), la CCIAA di Torino, la Città, la Città metropolitana e Urban Lab. 

 

L’obiettivo principale è quello di produrre e condividere conoscenze sul sistema del cibo, sulle sue criticità e potenzialità, nella consapevolezza che ogni attore del sistema del cibo, dalla grande o piccola azienda agricola, alla piccola e grande distribuzione sino al gruppo di acquisto o di raccolta e ridistribuzione di eccedenze alimentari, ha una importante conoscenza del sistema del cibo alla cui dinamica contribuisce attivamente.

Se le prospettive delle politiche del cibo riguardano certamente il territorio metropolitano ampio, in una prospettiva di città regione, la prima e seconda cintura del torinese, in una grande città come Torino la dimensione di quartiere ha una notevole importanza, pensando al coinvolgimento e alla partecipazione di una pluralità di soggetti e iniziative la cui rilevanza non sarebbe colta se considerati alla scala comunale.

La fotografia di Andrea Borgarello che è stata scelta come apertura della mostra “Mirafiori dopo il Mito” ben sintetizza le prospettive di una nuova relazione tra il rurale e l’urbano, di riscoperta di una “naturalità”, di una produzione agroalimentare che riemerge dopo il prevalere dell’industria.

Mirafiori da questo punto di vista rappresenta nuovamente un laboratorio. 

Qui dove la fabbrica aveva prodotto città, cancellando contesti agricoli e rurali, facendone un simbolo, sono molteplici le esperienze, iniziative, progetti, solo in parte promossi o assecondati dagli attori pubblici, che producono nuova città, socialità, valore economico e relazionale, ripensando e ridisegnando il sistema del cibo. Questo non accade solo a Mirafiori, ma qui sono particolarmente dense le iniziative come è emerso da uno degli approfondimenti dedicati a Mirafiori nell’ambito del III rapporto dell’Atlante del cibo (2) , con reti che collegano il quartiere ai contesti rurali e periurbani con nuove filiere del cibo (es. del pane), con consolidate, diversificate e innovative esperienze nell’orticoltura urbana, nel contrasto alla povertà alimentare.

Non solo, a Mirafiori Slow Food ha avviato in modo sperimentale, in collaborazione con la Fondazione della Comunità di Mirafiori sud e altri attori locali, Mirafood, ovvero la prima comunità urbana del cibo, con una prima azione di invenzione di un prodotto locale, il “dolce di Mirafiori”, agendo in modo innovativo nella costruzione di nuove tradizioni e narrazioni della città e del territorio.

Vanno in questa direzione il progetto europeo proGIreg, da un paio d’anni orientato a far leva sulle nature based solutions nel riqualificare la città, con diverse NBS legate al sistema del cibo, e ancor di più l’avvio del progetto FUSILLI (Fostering the Urban Food System transformation through Innovative Living Lab Implementation) (3), focalizzato in modo particolare su Mirafiori.

L’interazione tra progetti europei, locali e dal basso stanno già rafforzando il ruolo di Mirafiori come laboratorio nella costruzione di politiche locali del cibo, anche per la sua posizione “marginale” che può diventare una nuova centralità se considerata nelle interazioni con i territori di Moncalieri e Nichelino, anch’essi ricchi di esperienze e iniziative innovative.

Ripartire dal cibo porta infatti a pensare in modo differente i rapporti città-campagna e, nel caso di Mirafiori, a riconoscere le valenze della principale nature based solution, il fiume Sangone, come nuova centralità nella ridefinizione di un territorio, con modi di abitare, produrre e muoversi che sono profondamente mutati e che non possono confinare Mirafiori al quartiere urbano.

Note
  1.  Per una ricostruzione dei processi e dibattiti attorno alla Food policy nel Torinese rinviamo allo scritto « Verso politiche locali del cibo a Torino: attori, progetti, processi », di Dansero E., Pettenati G., Toldo A., Bonavero P, 2019, in Dansero E., Marino D., Mazzocchi G., Nicolarea Y. (a cura di), Lo spazio delle politiche locali del cibo : temi, esperienze e prospettive, Celid, Torino, pp. 51-70 https://www.celid.it/elenco-libri?aaidcol=93.
  2. Per un approfondimento dei paesaggi del cibo a Mirafiori si rinvia al terzo rapporto dell’Atlante del cibo di Torino metropolitana, con il rapporto a cura di Anna Paola Quaglia www.atlantedelcibo.it.
  3. https://fusilli-project.eu/
Egidio Dansero è docente di Geografia economico-politica presso il Dipartimento Culture Politica Società dell’Università degli Studi di Torino. Si interessa di temi legati allo sviluppo locale sostenibile. Ha fatto parte della cabina di regia del Tavolo Torino Città del Cibo di Torino Metropoli 2025 e ha una conoscenza approfondita del sistema alimentare locale. Nell’ambito del progetto Food Commission del Piano Strategico è ideatore e uno dei promotori dell’Atlante del Cibo. Ha promosso e coordinato l’azione trasversale “cibo-città” nell’ambito di Torino Smile, e fa parte della cabina di regia del processo Nutrire Torino Metropolitana, ideato e coordinato congiuntamente da Città Metropolitana e Università di Torino.

IL CAPITALE SOCIALE

 

La comunità della solidarietà

 

11 Maggio 2021 / Don Gianmarco

Don Gianmarco Suardi, Parrocchia San Barnaba e Visitazione di Maria Vergine, in dialogo con Elena Carli, segretario generale di Fondazione della Comunità di Mirafiori.

LIVING LAB