In mostra al Polo del ‘900

 

“Mirafiori dopo il Mito” racconta «il miracolo di una storia che continua a dispetto della storia»

La trama che lega l’assetto della Mirafiori di ieri e quella di oggi, quartiere dal nome evocativo di una storia industriale nota, emblematico paradigma di una transizione urbana analoga a quella di altri centri industriali nel mondo, ha come veri protagonisti gli abitanti che quotidianamente tessono i mutamenti.

2 anni di ricerche in campo sociologico, architettonico, archivistico e attività di Living Lab, esposte in 7 sezioni all’interno della mostra al Polo del ‘900 a cui hanno lavorato numerosi professionisti.

STORIE DI VITA: IL LAVORO

Negli scatti del fotografo Andrea Borgarello sono ritratte 12 realtà produttive che forniscono un’immagine più ampia del tessuto economico del quartiere. Accanto alle immagini, le testimonianze, raccolte dalla giornalista Erika Anna Savio, dei rappresentanti di realtà esemplari.

  • Boeris, negozio di biciclette dal 1910
  • Tecnocad, società di innovazione tecnologica dal 1986 
  • Vivaio Gonella dal 1973
  • Loop, studio di registrazione
  • Orti Generali, impresa sociale di orticoltura urbana dal 2018 ortigenerali.it
  • Grafica Nuova, cooperativa in campo editoriale dal 1979
  • Co.Bir, impresa a gestione familiare dal 1958 di importazione e distribuzione di bevande 
  • Arena sas, falegnameria storica eccellenza nel campo della scenografia teatrale
  • TNE, Torino Nuova Economia, società partecipata di intervento di riqualificazione urbana dal 2005
  • Macelleria VIGNA, dal 1968 
  • Ali Di Mimmo, la “cassettara” 

Andrea Borgarello, fotografo

«Negli ultimi anni ho raccontato e fotografato la migrazione sub-sahariana, fenomeno esteso, molto complesso e ben radicato nella realtà africana. 

Mio nonno in compenso era lui stesso un migrante: nato a New York, dove era migrata sua madre dalla Sicilia, torna a Mazara del Vallo per un breve periodo e poco dopo, prima della guerra, migra a Torino per venire a lavorare alla FIAT. A un certo punto è stato naturale incuriosirmi di un quartiere che dista da casa mia qualche chilometro.

Durante il progetto, ci siamo chiesti cosa faccia vivere un quartiere ed è nata l’idea di prendere un campione di attività del quartiere e seguirle nei mesi per coglierne gli aspetti più importanti. Ognuno di noi ha provato a raccontare il quartiere di Mirafiori dopo gli anni in cui raggiunse la sua massima popolarità. L’attaccamento di tante persone a questo quartiere è stata per alcuni versi quasi una scoperta, perché è più simile alle dinamiche di un villaggio che di una grande città.»

Erika Anna Savio, giornalista

«Sono nata e cresciuta nel quartiere negli anni ’80-’90. In quegli anni, Mirafiori era un naturale prolungamento della fabbrica e quasi la totalità degli abitanti lavorava o aveva a che fare con la grande fabbrica e le aziende dell’indotto. 

Ho avuto la grande fortuna di poter giocare sempre con gli altri bambini e ragazzi per strada, e, seppur la reputazione del quartiere in quel periodo fosse negativa, i miei ricordi di Mirafiori sono tutti positivi, ricchi di esperienze umane e, soprattutto, pieni di grande libertà. 

Appena svolto da corso Unione Sovietica e rivedo il viale alberato, il grande “fungo di Nervi”, i muri di cinta, i tralicci svettanti, le strade e i parchetti dove ho giocato da bambina, mi si apre il cuore. Durante questo lavoro ho avuto non solo l’opportunità di ritrovare gli amici: è stato un piacere infinito, per esempio, passare qualche ora con il mio amico di adolescenza Marco Lamagna, all’epoca un ragazzino che suonava il basso con grandi speranze e molti sacrifici; oggi suona con Eugenio Finardi e Irene Grandi ed è riuscito ad aprire con altri ragazzi della zona una sala prove. Ho riscoperto angoli che ricordavo abbandonati e cupi e grazie a gente come Matteo e i protagonisti di Orti Generali si sono trasformati in luoghi piacevoli e vitali, oasi di colore e speranza ai bordi della città. 

Tutto il lavoro nel quartiere, affrontato da una prospettiva nuova per me, l’analisi delle attività commerciali produttrici di reddito, mi ha lasciato la sensazione netta che la speranza c’è ancora, la gente che crede nella zona persiste ed esiste.»

STORIE DI VITA: FOTOGRAFIA PARTECIPATIVA 

Living Lab che ha coinvolto gli abitanti del quartiere con la diffusione di macchine fotografiche usa e getta per raccogliere immagini private della vita quotidiana, azioni e situazioni difficilmente raggiungibili da un fotografo esterno. 

5000 scatti raccontano gli angoli privati, i volti protagonisti e gli eventi familiare del quartiere.

MIRAFIORI OGGI E DOMANI

Living Lab a cura dell’associazione Kallipolis con i giovani abitanti del quartiere con linguaggi diversi:

  • la fotografia partecipativa degli studenti della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Salvemini;
  • il videoclip del brano rap “Dopo il Mito…ci sei tu” con gli adolescenti, a cura di Large Motive e del rapper Marco “Zuli” Zuliani.

Kallipolis, associazione culturale 

«L’obiettivo era raccogliere dai giovani abitanti un racconto del quartiere che partisse dal proprio vissuto, con lo sguardo di chi non  ha conosciuto né direttamente né indirettamente Mirafiori come “quartiere della Fabbrica”. 

In un progetto che riguarda gli ultimi vent’anni del territorio era fondamentale avere il loro punto di vista, una fotografia, di fatto, sul quartiere oggi. Ai ragazzi è stato chiesto di realizzare 27 scatti del loro quotidiano in quartiere, seguendo alcuni temi definiti da hashtag #ungiornoamirafiori, #eccoimieivicini, #homesweethome, #megliosenza, #allyoucantexture.

In una settimana i ragazzi hanno fatto gli scatti e con le fotografie stampate hanno scritto quello che avrebbero voluto, o si immaginano, nel proprio futuro. Da qui diverse visioni che potremmo sintetizzare in “eco-futuriste”, presenti in mostra con l’illustrazione in mappe di comunità realizzate da Anna Forlati.

Con i ragazzi più grandi si è chiesta la partecipazione dell’associazione Large Motive, e in particolare dell’artista Zuli: a partire da alcune parole chiave i ragazzi si sono raccontati all’interno del proprio quartiere in musica.»

Marco “Zuli” Zuliani, artista ed educatore

«Il linguaggio della musica rap/trap è tra gli strumenti migliori per avvicinare i ragazzi a  raccontare il proprio quartiere e il suo cambiamento, qualcosa di molto concreto.

Con il lavoro di Large Motive ci rendiamo conto che usare la scrittura, la poesia, la musica, l’arte, per i giovani di questi tempi è simile ad avere a che fare con qualcosa di misterioso e antico. In realtà si rivela sempre un’esperienza dove hanno tutti la sensazione di essersi riappropriati di un linguaggio che appartiene a loro da sempre.

Quello che è stato realizzato con i ragazzi che, nel video, danno voce al brano “Dopo il Mito…ci sei tu” è semplicemente meraviglioso e genuino, diretto.

In uno dei primissimi incontri con i ragazzi alla Casa nel Parco, un padre ha accompagnato la figlia e, incuriosito da quello che stavamo facendo, si è fermato con noi a lavorare sul concept del brano. Le sue preziose testimonianze come uomo, padre di famiglia, migrante residente nel quartiere, la sua storia, mi ha dato una prospettiva bellissima ed emozionante di quello che oggi è Mirafiori…la poesia siamo noi, è dentro ognuno di noi! Saper cogliere certe cose e riuscire a restitituirle agli altri, con la musica come nel mio caso, è solo una questione di linguaggio, che naturalmente, viene sempre dopo aver saputo ascoltare.»

Anna Forlati, illustratrice

«Il lavoro di illustrazione è quasi sempre un lavoro di traduzione a partire da un dato di realtà, o da un filo fantastico tessuto da altri. 

In questo caso ho costruito delle mappe che mettono insieme dati di realtà urbanistica ed elementi fantastici forniti dai ragazzi. La cosa interessante di questo lavoro è l’opportunità di guardare attraverso gli occhi dei più giovani una realtà complessa, stratificata e storicamente densa come quella di Mirafiori. Inoltre le mappe hanno sempre avuto per me una forte attrattiva come strumento di lavoro e come oggetto estetico; confrontarmi con questo universo in maniera ancora una volta diversa è un grande divertimento.»

MONTAGGIO DI STORIE 

Living Lab che ripercorre in 7 emozionanti video-interviste le memorie e le testimonianze degli abitanti del quartiere, selezionati dal sociologo Fabrizio Floris per LA.BIN.S e intervistati da Andrea Serafini, regista per MiraDOC, progetto di YEPP Italia.

Davide, di origini pugliesi, cuoco alla Fiat; Dino, cittadino del mondo, innamorato del quartiere; Rosina, 80 anni, a Mirafiori dal giorno dopo del suo matrimonio in Calabria 60 anni fa; Roberto, campano, lavora alle linee di lastratura in Fiat; Antonio, cresciuto “sulle panchine dei giardinetti”, teatrante; Elena, 23 anni, cresciuta a Mirafiori Sud; Michele e Ramona del Maramures, in Romania, crescono i loro figli a Mirafiori da 12 anni.

Voci e volti che raccontano in quartiere e tracciano un bilancio della vita in quartiere, un pezzo della città.

ESPLORAZIONI URBANE A MIRAFIORI 

Itinerario ideale nei luoghi peculiari del quartiere con 13 video installazioni, contenuti digitali, editati da MiraDOC, e attivabili on demand dai fruitori della mostra interagendo con un plastico della topografia del quartiere, realizzato da Protocube Reply, in scala 1:5000 con tracker opportunamente collocati.

I DATI DEL CAMBIAMENTO

Frutto di una ricerca che raccoglie in 10 infografiche, realizzate da Planet Idea, i dati e le statistiche del cambiamento sui temi del welfare, ambiente, famiglie, lavoro, sicurezza e numerosi altri indicatori sociali fondanti. I dati emergono dal Rapporto “Giorgio Rota” coordinato da Luca Davico (DIST – Politecnico di Torino) e da altre fonti ufficiali.

Planet Idea

«Tradurre i numeri in immagini è un lavoro stimolante, che permetterà a chi li osserva di interpretarli con facilità e cogliere velocemente le informazioni più significative. Oggi le tecnologie consentono di acquisire, gestire e trattare dati in grandi volumi e in diversi formati, tutto ciò deve essere sfruttato al massimo. Grazie alla condivisione di dati, è possibile infatti elaborare e trovare riscontri oggettivi su diverse tematiche. Con la traduzione in immagini dei dati, i cittadini vengono coinvolti nel processo di conoscenza del quartiere, acquisendo così uno strumento per comprendere o partecipare al lavoro di progettazione futura.»

SEZIONI DELL’ABITARE

Analisi sviluppata dall’architetto Federico Guiati volta a catalogare “le forme dell’abitare” che hanno caratterizzato le diverse epoche dello sviluppo urbano di Mirafiori. Attraverso pannelli, elaborati graficamente da Rubra Studio, sono descritte le tipologie edilizie esistenti e la dimensione sociale delle persone che in queste case hanno abitato o abitano tutt’ora.

Federico Guiati, architetto

«Il lavoro per Mirafiori dopo il Mito è stato un lavoro di ricerca, nel quale ho avuto l’opportunità di portare una lunga esperienza personale di documentazione sul territorio di Mirafiori. Il materiale raccolto è poi diventato grafica grazie al fondamentale contributo di colleghi esperti di grafica. 

L’emozione più grande del lavoro a Mirafiori è data dalla continua scoperta di fatti ed aneddoti che sfuggono alla storiografia ufficiale, ma che sono l’anima del quartiere.»

In mostra anche 4 oggetti emblematici di altrettante realtà produttive della Mirafiori di oggi, FCA, Boeris, Inrim e Orti Generali.

 

Tutti gli esiti e i materiali raccolti in “Mirafiori dopo il Mito” a conclusione della mostra saranno riuniti nella piattaforma digitale mirafioridopoilmito.it, progettata da Damiano Gui, insieme all’archivio, già online, dei materiali di ricerca in cui confluiranno i materiali prodotti nell’ultimo ventennio (letteratura, tesi di laurea, articoli, video e film, studi e progetti) raccolti dal gruppo di ricerca del Politecnico di Torino – Dipartimento di Architettura e Design, coordinato da Francesca De Filippi.

ATELIER MIRAFIORI

Tutti gli esiti e i materiali raccolti in “Mirafiori dopo il Mito” a conclusione della mostra saranno riuniti nella piattaforma digitale mirafioridopoilmito.it, progettata da Damiano Gui, insieme all’archivio, già online, dei materiali di ricerca in cui confluiranno i materiali prodotti nell’ultimo ventennio (letteratura, tesi di laurea, articoli, video e film, studi e progetti) raccolti dal gruppo di ricerca del Politecnico di Torino – Dipartimento di Architettura e Design, coordinato da Francesca De Filippi.

Damiano Gui, Interaction designer

«’Mirafiori dopo il Mito’ è un progetto complesso e articolato, a cui hanno contribuito diversi esperti con le competenze e i ruoli più disparati. La sfida più grande per me, quindi, non è stata tanto lo sviluppo vero e proprio della piattaforma digitale – la programmazione, per intenderci – quanto la raccolta dei diversi materiali e, di conseguenza, la progettazione della forma più adatta a mostrarli su uno schermo.

L’opportunità è sicuramente quella di rendere accessibile pubblicamente e a lungo termine una grande mole di dati e di materiali, e fin dall’inizio l’idea è stata quella di non limitare la piattaforma online alla funzione di archivio statico, ma di renderla viva e dinamica in modo che possa continuare a vivere.

Allo stesso tempo, l’enorme quantità di materiali, i più di 200 riferimenti tra ricerche, progetti, libri, articoli e contenuti multimediali derivanti dalla ricerca ‘Atelier Mirafiori’ del Politecnico di Torino, o le migliaia di fotografie scattate dagli studenti delle scuole di Mirafiori grazie all’attività di fotografia partecipativa condotta da Kallipolis, rischierebbero di generare un sovraccarico di informazioni per un utente non esperto che approcci per la prima volta l’argomento. È stato quindi necessario un lavoro importante sull’architettura delle informazioni e sulla ‘user experience’ della piattaforma per selezionare e rendere i contenuti fruibili.

Senza dubbio, da non torinese di origine, nel corso del progetto ho imparato moltissimo sulla storia unica, problematica ma anche affascinante di questo quartiere, e mi auguro che la piattaforma online sia altrettanto interessante e informativa sia per chi è nato e vissuto a Mirafiori, sia per chi non ne sapeva nulla prima d’ora.»